Meditare non è quello che credi (e va bene così)

di Dario Nencini

Apriamo subito la questione: no, meditare non è stare seduti a gambe incrociate pensando al nulla con una faccia da illuminato. Non è ripetere un mantra fino a stordirsi. Non è raggiungere uno stato di pace interiore permanente dove i problemi non ti toccano più.

Quello è il poster. Quella è l’immagine che ci hanno venduto. E quella immagine ha fatto più danni che benefici, perché ha convinto milioni di persone di non essere “capaci” di meditare.

“Ho provato a meditare ma non riesco a fermare i pensieri.”

La sento questa frase almeno tre volte a settimana. E ogni volta rispondo la stessa cosa: non devi fermare i pensieri. I pensieri non si fermano. Il cervello pensa, è il suo lavoro. Chiedergli di smettere è come chiedere al cuore di smettere di battere.

E allora cos’è meditare?

Meditare è osservare. Fine. È semplicissimo e per questo è difficilissimo.

È sederti — o stare in piedi, o camminare, o cucinare, o lavare i piatti — e accorgerti di quello che succede dentro di te. Arriva un pensiero? Lo vedi passare. Arriva un’emozione? La senti. Arriva un fastidio, un prurito, un rumore? Lo noti.

Non giudichi, non analizzi, non cerchi di cambiare niente. Osservi e basta. E in quell’osservazione accade qualcosa di straordinario: per un istante, non sei più identificato con la tua mente. Sei qualcosa di più grande. Sei colui che osserva.

La meditazione è ovunque

Io medito quando suono le percussioni. Quando le mani vanno e la mente si zittisce. Medito quando cammino nella natura e il corpo si sincronizza con il passo. Medito quando ascolto qualcuno davvero — non pensando a cosa rispondere, ma ascoltando con tutto me stesso.

La meditazione non è un’attività che aggiungi alla tua giornata. È un modo di vivere la giornata. È la presenza. È essere qui, adesso, completamente.

E sì, ci saranno momenti in cui ti perdi nei pensieri. Ci saranno giorni in cui non riesci a stare presente nemmeno per trenta secondi. Va benissimo. Anche accorgersi di essersi persi è meditazione. L’accorgersene è già il risveglio.

Inizia così

Domattina, prima di prendere il telefono — prima, non dopo — resta sdraiato con gli occhi aperti per sessanta secondi. Non fare niente. Non pianificare la giornata. Non controllare i messaggi. Senti il corpo sul materasso. Senti il respiro. Senti il silenzio prima che il mondo inizi a fare rumore.

Sessanta secondi. Tutto qui. Non serve di più per iniziare.

E se la mente ti dice “ma che stupidaggine, sessanta secondi non servono a niente” — sappi che è proprio quello il pensiero che devi osservare per primo.

Con un sorriso e gli occhi chiusi (ma non troppo),
Dario

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